Nuovo ortosconvolto come sarà – parte 2ª – logistica

“Metabolizzate” le osservazioni iniziali di base (irraggiamento solare, venti dominanti, pendenze e gestione delle acque) e, dopo spremitura delle meningi, averle “messe su carta” (immagine sotto) possiamo passare a successive (e conseguenti) considerazioni. Se l’estensione del terreno che andremo a coltivare è medio-grande sarà necessario porre particolare attenzione alla “logistica” già in sede di progettazione. La forma e le dimensioni delle aiuole, dei passaggi e la loro disposizione sarà inevitabilmente influenzata anche dagli attrezzi o dai mezzi meccanici che andremo ad utilizzare; se uso solo attrezzi manuali e una carriola mi basterà fare in modo di “raggiungere” ogni punto senza calpestare le colture ma se mi avvalgo di una motozappa e un piccolo trattore (il caso in esame), oltre alla larghezza dei percorsi, dovrò prevedere anche delle aree di manovra sufficientemente ampie da non rischiare una “carneficina” delle povere piantine.

Indicazioni dall’osservazione

L’immagine riassume le osservazioni del territorio. Messe su carta (nel pc per comodità) assumono un loro senso d’insieme e forniscono buone indicazioni su come potrà essere il nostro orto e quali accorgimenti dovremo o potremo adottare per risparmiare “energie”. Cosa ci dicono ?

Partiamo dall’irraggiamento solare. Ortosconvolto 3.0 ha la sfacciata fortuna di non aver nulla davanti, nessun edificio o altro a sud che possa costituire un “ombroso” problema se non una trascurabile infrastruttura (torre per telecomunicazioni alta ma relativamente “sottile” ad ovest) e un paio di ininfluenti pali elettrici (talmente insignificanti che non li ho neppur disegnati). Come inizio quindi va più che bene.

Punto due, la conformazione del suolo. Nonostante sembri pianeggiante così non è, il punto più alto è a sud-ovest in prossimità dell’esistente riserva idrica (fortuna anche in questo caso, un problema in meno, anche se far parte del consorzio irriguo ha i suoi costi) mentre il più basso è a nord-est in prossimità della strada comunale con tanto di canale di scolo (“intubato” ma “sfondato” in un paio di punti proprio dove l’acqua va ad accumularsi per cui… sfruttiamo anche questo a nostro vantaggio, problema drenaggio acque in eccesso risolto!).

La direzione dei venti dominanti (considerando i più intensi e potenzialmente “distruttivi”) si attesta da nord-ovest, come detto in precedenza, nella mia zona, non rappresenta l’elemento più importante ma ho preso comunque in considerazione i più persistenti e forti che sono il “fohn (proveniente da nord, nord-ovest) e quelli generati dai temporali estivi (anch’essi, prevalentemente, provenienti da nord-ovest). A questo punto vediamo come porci al riparo e/o sfruttarli a nostro vantaggio; nel caso specifico si potrà ricorre a coltivazioni rampicanti (es. piselli in inverno/primavera e zucche in seguito) lungo l’esistente recinzione sul lato nord per attutire la violenza dei venti temporaleschi, le stesse colture seccheranno e “spariranno nei mesi autunno/invernali consentendo al fohn (caldo e secco) di interessare l’area riscaldando il terreno (in autunno e inverno le coltivazioni sono di “bassa statura” per cui il vento non creerà grossi problemi).

Sono osservazioni semplici ma importanti, messe su carta permettono di avere un quadro visivo completo e ben delineato a disposizione per eventuali variazioni o integrazioni in caso si manifestino problemi o errori (i “feedback” negativi in permacultura); le ore passate a disegnare sul pc torneranno sicuramente utili. Fatto ciò possiamo passare alla “logistica“.

Ortisconvolti_passaggi e bancali

ingombro dei mezzi

I ragionamenti che seguono hanno “partorito” la “follia” qui sopra… sarà necessario tornarci sopra…

Da dove partire ?… Semplice, metro alla mano andiamo a misurare i nostri mezzi (una motozappa e un trattorino nel mio caso); valutiamone gli ingombri globali (per il trattore consideriamo anche gli attrezzi che monteremo!) senza dimenticare la fascia” di terreno che sono in grado di lavorare e i margini di manovra necessari (dopo un po di “prove di guida” ho visto che una volta e mezza la loro lunghezza è sufficiente).

Con le misure in mano siamo ora in grado di calcolare le dimensioni dei passaggi principali, secondari, aiuole e aree di manovra. Nel caso di ortosconvolto 3.0 il progetto prevede un’area perimetrale variabile di circa quattro metri adibita a passaggio e manovra del trattore con due sentieri di circa due metri perpendicolari alla lunghezza dell’appezzamento, le aiuole e i passaggi secondari che partiranno da quest’ultimi avranno larghezza fissa di circa 80 cm. (la fascia d’intervento della motozappa è poco meno di 70 cm. per cui 80 non è ne troppo ne troppo poco e permetterà la lavorazione in un’unico passaggio); le aiuole avranno una lunghezza di circa 4/4,5 metri con la stessa distanza di 80 cm. tra loro salvo un corridoio più largo (1,5 mt.) ogni due o tre file (manovra motozappa e ulteriore spazio di transito, un po “bruciato“, a disposizione del trattore per trinciare le erbacce); con queste dimensioni nei passaggi secondari si potrà intervenire anche col solo falciaerba per mantenerli puliti senza creare, con la fresatura della motozappa, una “palude” fangosa in caso di piogge persistenti.

Per ciò che ho in mente di realizzare la disposizione risulterà a schema rettangolare (vedi immagine “folle“) con aiuole e passaggi allineati (asse est-ovest lungo il lato più lungo in virtù delle osservazioni permaculturali di cui sopra). Bancali rotondi o a spirale sarebbero risultati molto più gradevoli ma non funzionali all’utilizzo di trattore e/o motozappa (il fatto di essere praticamente da solo a lavorarli non mi ha lasciato altra scelta, un peccato, mi sarebbe piaciuto replicare la “spirale” dell’orto 1.0 ma “o così o niente!“).

 

riordinamento funzionale

Il calcolo degli accessi, sentieri e passaggi permetterebbe all’orto di avere oltre 250 bancali (da “suicidio“) oggettivamente impossibili da gestire se non con più persone a “tempo pieno” per cui facciamo una copia del disegno e cominciamo a ragionarci sopra (va bene essere “fuori di testa” ma non completamente “idioti” a tutto c’è un limite).

Prima domanda… In futuro, se va tutto bene, quale dovrebbe essere il numero di bancali? Per me circa un centinaio considerando di utilizzarne 4/5 (≈80) a stagione lasciandone 1/5 (≈20) a riposo secondo i principi della rotazione colturale; conseguentemente, con quanti iniziamo ?… 20/25 dovrebbe andar bene (facilmente gestibili con una adeguata progettazione).

Continuiamo con le domande, oltre ai classici ortaggi e verdure da orto cos’altro vorrei coltivare?… direi che l’elenco è lungo ma, inizialmente, mi limito a considerare, più che il tipo, lo “spazio che alcune specie, come patate, mais, zucche, ecc., richiederanno, includendo i loro cicli (piuttosto “lunghi“) e cercandogli una collocazione appropriata tenendo sempre presente che anch’esse dovranno “ruotare“. Volendo coltivare anche piante a ciclo “pluriennale“, come carciofi e asparagi, individuo fin da subito le zone da dedicargli (zona 2).

Proseguiamo. Tenendo a mente le future, possibili, “espansionicome organizzo le zone?… (se avete letto qualcosa sulla permacultura capirete subito a cosa mi riferisco) sarà necessario suddividere l’appezzamento in macro zone considerando la frequenza di visita di ognuna, ossia quante volte dovrò accedervi per lavorarci o raccogliere; da qui risulta palese che la zona dell’orto vero e proprio (zona 1) dovrà essere la più comoda da raggiungere mentre le colture a ciclo lungo (es. mais e patate), richiedendo una frequenza minore, potranno essere collocate più distante (zona 3).

Per evitare di fare “chilometri” ho previsto anche un nuovo punto di accesso “diretto” con dimensioni adeguate al passaggio della motozappa (il trattore lo si usa molto meno e non è necessario “spingerlo” per cui va bene un “giro” più largo).

Da questa serie di “cervellotici ragionamenti” la “cosa comincia a prendere una sua forma che dovrebbe essere abbastanza delineata (salvo imprevisti, variazioni e ripensamenti sempre possibili; sto praticamente progettando quasi “live” per cui nulla è scontato). Il risultato è quello dell’immagine sopra, come potete vedere finalmente comincia ad avere un suo senso.

Un’ultima domanda che mi sto facendo da un po, quella sotto… (se avete la risposta fatemela sapere, io non la trovo, grazie!)

einstein-pazzo

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Nuovo ortosconvolto come sarà – parte 1ª – permacultura di base

Vista l’estensione e considerando che la gestione sarà praticamente unipersonale è indispensabile che ortosconvolto 3.0 abbia alla base una buona progettazione,compito non proprio semplice considerando il “non-metodo”  che verrà applicato. L’intento è quello di implementare il più possibile le varie tecniche cercando di ricavarne il meglio da ognuna contenendone i limiti. In considerazione di ciò lo “studio” partirà da alcuni principi di permacultura (non è un errore grammaticale, permacUltura significa anche “abbracciare una visione globale dell’ambiente e delle sue caratteristiche”, una vera e propria “cultura”).

DesignResource - Permaculture Design

permacultura una buona base di partenza

Confesso che i principi di osservazione dell’ambiente, progettazione, realizzazione e coltivazione in armonia con la natura mi affascinano parecchio, considero la permacultura la migliore soluzione ad oggi disponibile per un futuro di agricoltura veramente ecosostenibile, va da se che applicarla integralmente esige parecchio impegno ed ingenti risorse economiche ma è comunque interessante, vi consiglio di leggere di più in merito, potete partire da qui non credo ve ne pentirete.

In un orto di piccole o medie dimensioni, pur essendo possibile, non avrebbe un gran senso seguirne scrupolosamente le indicazioni è comunque possibile “estrapolarne” alcune come l’esposizione ai venti, l’irraggiamento solare, la conformazione del suolo e, per chi può, l’interazione con piccoli animali da cortile. Scarto subito quest’ultima almeno per ora, in un futuro più o meno prossimo potrei tornarci, dipenderà molto dall’evoluzione degli eventi. Prenderò in considerazione gli altri tre che considero “basilari“.

Per prima cosa è necessaria un’attenta osservazione del terreno predestinato (nel mio caso saranno circa 4000 mq. non son pochi, è indispensabile partire col piede giusto altrimenti la gestione sarà decisamente complicata), esposizione ai venti dominanti (nella mia zona la meno importante ma sempre utile), irraggiamento solare nelle varie stagioni (non è indispensabile l’analisi dell’intero diagramma solare, basta sapere dove sorge e tramonta e quali ombre potrebbe proiettare sopratutto nelle stagioni fredde quando è più basso sull’orizzonte), conformazione del suolo (anche se sembra perfettamente pianeggiante ogni appezzamento ha sempre la sua inclinazione e le sue irregolarità, meglio individuarle e cercare di sfruttarle al meglio).

Irraggiamento solare, esposizione venti, conformazione suolo

osservazione e progettazione

Lo scopo dell’osservazione e della progettazione è quello di ottenere i maggiori benefici possibili col minor sforzo possibile rispettando l’ecosistema esistente; è pacifico che qualche errore salterà sicuramente fuori, anche questo fa parte della permacultura, imparare dai “feedback” negativi traendone indicazione in modo che la soluzione porti a maggiori vantaggi.

Tornando a noi… l’irraggiamento solare è il parametro più importante, (se volete fare le cose in grande….  calcolo diagramma solare ) in base al percorso in cielo e alla presenza o meno di ostacoli (ombre) ci darà le prime indicazioni, dove sistemare le aiuole, con quale orientamento e cosa seminarci (ortaggi che richiedono più o meno luce) quindi armiamoci di carta e matita e cominciamo a disegnare la prima bozza del futuro orto, dico bozza perchè difficilmente sarà la versione definitiva, solo l’interazione con gli altri elementi, quali acqua e vento, potrà confermarla o meno (ricordiamo che stiamo cercando di risparmiare energie, sopratutto fisiche).

La conformazione del suolo è determinante per capire che strada prenderà e dove andrà a finire l’acqua piovana (i ristagni idrici non sono molto amati dalle piante a meno che non siano “di palude“). Individuato il “punto di raccolta” principale dove la maggior parte dell’acqua va ad accumularsi si ha la prima occasione di sfruttamento a proprio vantaggio, basta scavare un piccolo stagno e si avrà a disposizione una riserva per i periodi più secchi che, per piccola che sia, risulterà doppiamente utile sia per le irrigazioni che come zona microclimatica a se dove potrebbe anche svilupparsi un ecosistema naturale utile (pensate ad uno stagno popolato da rane e rospi, predatori naturali di lumache, limacce e molti altri insetti parassiti). Nel caso di terreni scoscesi o particolarmente irregolari lo stesso risultato si può ottenere indirizzando le acque tramite piccoli punti di accumulo (in permacultura chiamati “swales“) e canali di drenaggio.

I venti dominanti vanno presi in considerazione per proteggere il nostro orto quando soffiano con forza; risulta utile prevedere delle siepi abbastanza alte e fitte lungo i perimetri maggiormente esposti, le stesse possono anche essere composte da arbusti produttori di piccoli frutti come more, ribes o lamponi, da colture come mais o tapinambour o, ancora, da bambù (da non lasciar crescere e propagare troppo altrimenti colonizza l’intero orto) da cui si possono ricavare i sostegni per pomodori, fagioli, ecc. L’utilizzo di siepi perimetrali è anche utile per contenere “intrusioni” distruttive quali quelle di cinghiali e caprioli (scoraggiano anche “bipedi” diversamente intelligenti). In caso di orti di piccole dimensioni è consigliato utilizzare piante caduche che, perdendo le foglie in inverno col sole basso sull’orizzonte, non proietteranno ombre sulle aiuole.

Direi che, anche se con poche semplici “osservazioni”, abbiamo già parecchio su cui lavorare (ed è solo l’inizio), un po di rilassamento mentale “istruttivo e cognitivo” non potrà che far bene…

Sarà una questione personale ma mi affascina parecchio, è un sogno che per me resterà tale ma la speranza di in una sua diffusione “virale” in “barba” alle mega multinazionali agro-alimentari e agro-chimiche nessuno potrà mai togliermela… mi auguro sinceramente che sia la loro caporetto!

Il diritto di replica a chi la pensa diversamente.