Programmazione – parte 1ª – i primi coloni

L’articolo che segue è “postumo”, la sua pubblicazione era prevista per ottobre ma….. fra un lavoro e l’altro…..(abbiate pazienza).

25_18_04_2014_sotto cartone crescita

Pensavate di rilassarvi, vero ? Non ce lo possiamo permettere, terminata la laboriosa progettazione e “imbastito” il futuro orto è ora di passare alla “programmazione” (altrettanto impegnativa). La bella stagione è finita e le sue colture stanno lentamente ma inesorabilmente terminando il loro ciclo, il raccolto sta diminuendo, gli ortaggi autunnali stanno prendendo il loro posto ma, anche se sembra presto, è già ora di programmare le semine in vista della prossima primavera cercando di sfruttare anche la “brutta stagione”. E’ vero, le piante in grado di sopravvivere all’inverno non sono molte ma neppure poche…

Partire per tempo prima che il tempo “voli“…

Programmare semine e trapianti a ottobre per i raccolti dell’anno sucessivo sembra eccessivo ma non è proprio così. Inanzitutto è necessario valutare la propria zona climatica, nel biellese (da noi)  l’autunno porta con se piogge copiose solitamente a cavallo fra fine ottobre e inizio novembre mentre a inizio dicembre si avrà già a che fare con le prime gelate. In ragione di ciò la “finestra” per semine e messa a dimora di quegli ortaggi che non temono il freddo (o lo esigono) è ridotta a 2/3 settimane passate le quali si “perde il treno” e bisognerà aspettare almeno fino a metà febbraio. Per alcune piante come, ad esempio, piselli e fave significherebbe solamente un ritardo di un mesetto nel raccolto ma per altri potrebbe significare scarsa produzione se non nulla (es. aglio e cipolle).

Volendo apllicare la tecnica della “rotazione colturale” è indispensabile aver ben presente cosa si mettera dove. Le varie aiuole dovranno riempirsi, svuotarsi e rempiersi nuovamente in tempi abbastanza certi. Un semplice ritardo di un mese dovuto ad una semina tardiva potrebbe compromettere il raccolto successivo per cui meglio partire per tempo.

rotazione-2

procedere “step by step

Il miglior modo per garantirsi un raccolto “buono” e vario esige un “sistema” che, passo dopo passo, faccia in modo di incastrare tutte le “tessere del puzzle“. Il primo passo è fare un alenco dettagliato di tutto ciò che si vuole coltivare, indipendentemente dal periodo di semina e/o raccolto, avendo l’accortezza di suddividere i vari ortaggi per famiglia in base al loro consumo di nutrienti (alto, medio, basso e colture da rinnovo come le leguminose); questo ci aiuterà parecchio nelle rotazioni. Il passo successivo sarà la divisione per periodo di semina e raccolto, il risultato di base dovrebbe essere simile a quello che trovate qui sotto e che potete scaricare in formato pdf a questo link.

rotazione-base

Guardiano “avanti” oltre il breve periodo

Noterete che le sucessioni presenti abbracciano molte stagioni (anni!), non sono impazzito… è “voluto“. L’intenzione è quella di avere a disposizione un’elenco pressochè “perpetuo che, pur essendo sempre suscettibile di variazioni o integrazioni, funga da “traccia“, una sorta di guida su cosa mettere “dopo” un determinato ortaggio (è possibile iniziare in un punto qualsiasi e, seguendo l’ordine, si eviterà di coltivare la stessa specie, o specie della stessa famiglia, in periodi troppo ravvicinati tra loro secondo i buoni principi della rotazione). Da notare la presenta di periodi di “riposo“, “concimazioni” e “colture da sovescio“; la loro funzione è molteplice ed importante per cui vale la pena di esaminarla in dettaglio.

maggese_riposo

Un po di buon sano “riposo

Applicare i principi della rotazione colturale porta inevitabilmente a periodi “morti nei quali, finito il raccolto precedente, sarà possibile coltivare solo ortaggi di specie (o famiglie) già presenti in tempi relativamente recenti sullo stesso terreno (sopratutto in autunno ed inverno), ciò contravviene al nostro scopo principale che è, appunto, quello di evitarlo (possibili recrudescenze di malattie o parassitosi). Stando così le cose tanto vale “approfittarne lasciando quella determinata porzione di orto a “riposo” dando così un po di tempo alla natura di “riprendersi“, due, tre o quattro mesi possono non sembrare molti ma sono comunque importantissimi per la flora e la fauna microscopica. La porzione in “stand-by” puo essere lasciata così com’è, allo “stato brado“, oppure lavorata preventivamente (a fine raccolto) con una leggera fresatura, una sorta di “mini sovescio“, ciò dipenderà da cosa vi è stato coltivato, ad esempio se ci sono ancora delle carote tantovale lascierle li raccogliendole all’occorrenza, se, invece, abbiamo coltivato delle leguminose (es. fave) è più conveniente interrare la biomassa rimanente che migliorerà la qualità del terreno stesso favorendo ancor più la ripresa dell’attività microbica in esso presente.

sovescio

Una “botta di vita

Per la fertilità del terreno il “sovescio” ha un’importanza cruciale; prevedere colture da “interrare“, senza raccogliere nulla, puo sembrare uno spreco di tempo ed energie ma così non è. Fin dalla notte dei tempi l’importanza della “fertilizzazione” del terreno è ben conosciuta, il “maggese” consentiva, e consente,  il riposo e (mediante arature in sequenza, più profonda la prima, più superficiale l’ultima) la naturale “ripresa” di ottimi livelli di “vita” e “miniralizzazione” del terreno a tutto vantaggio delle sucessive semine; il sovescio è praticamente la stessa cosa “adattata” alle nostre esigenze di ortolani. Ogni tanto vale sicuramente la pena di seminare una coltura “sacrificale” (es. ravizzone, lupino o, nei climi più freddi, la veccia) che andrà interrata con una fresatura non troppo profonda subito dopo (poche ore) lo sfalcio o, meglio, la “trinciatura“. Per la maggior parte delle piante da sovescio il momento migliore è quello della fioritura al suo inizio ma va comunque bene anche in periodi diversi quando la “biomassa” che andrà ad arricchire il terreno sarà sufficiente. Il conseguente arricchimento di sostanze organiche e minerali favorirà lo sviluppo della microflora e microfauna ancor più di una buona concimazione riducendo di molto i tempi di attesa per le semine o coltivazioni sucessive (con la letamazione, sopratutto se “fresca“, bisogna attendere più mesi, con il sovescio bastano una decina di giorni o poco più).

stallatico

Per tipi “pretenziosi

Alcune famiglie come le “solanacee“, le “brassicacee” e le “cucurbitacee” (per intenderci… pomodori, melanzane per le prime, cavoli per le seconde, zucche e zucchine per le ultime) sono piuttosto “esigenti” e necessitano maggiormente di nutrienti rispetto ad altre per cui il modo migliore per assicurarci una produzione “ottima ed abbondante” è quello di fargli precedere, oltre ad una coltura da rinnovo come le leguminose, una buona “concimazione” organica che metterà loro a disposizione tutto quanto vorranno e necessiteranno. Viste le strette  “tempistiche” che caratterizzano il nostro lavoro di ortolani la scelta deve necessariamente cadere su concimi (assolutamente NON CHIMICI) in grado di cedere i loro nutrienti sin da subito ma per lunghi periodi (lenta cessione). Ideale è il “letame maturo” cosidetto “da orto” o, in mancanza, un buon stallatico “bio” (facilmente reperibile presso una floricoltura o un garden center). Personalmente utilizzo prevalentemente il secondo che, pur costando più del letame maturo, presenta maggiore facilità di stoccaggio e conservazione e, nella forma “pellettata“, cede molto gradatamente e a lungo i suoi nutrienti. Va da se che nulla vieta di aggiungere al letame o stallatico altri tipi di concime naturale in base a ciò che si ha a disposizione quali cenere di legna (amata in particolare da fagioli e patate) o compost (ottimo sempre).

orto-ordinato

Mettiamo un po di “ordine”

Stabilite le “sucessioni” da seguire è ora di riordinare le idee e l’orto (precisazione… l’immagine sopra non è del mio orto, se fosse così non potrebbe mai chiamarsi “ortosconvolto“…); mantenere una traccia zona per zona, bancale per bancale e aiuola per aiuola diventa indispensabile (per buona memoria che si abbia ricordarsi tutto ciò che si è messo, quando e dove è impossibile), per fortuna, oltre alla sempre valida carta e matita, abbiamo, ai giorni nostri, la tecnologia che ci viene in aiuto. La prima cosa da fare è suddividere l’area interessata in “zone” e, se estesa, in sottozone fino al singolo bancale o aiuola annotando scrupolosamente ogni “dato” necessario per non “perdersi” già dalla stagione sucessiva (cosa si è seminato, quando, dove, ecc..). Avendo a che fare con un’area di elevate dimensioni ho scelto di identificare ogni singola zona e bancale con sequenze alfanumerica univoche (scusate i paroloni ma non mi veniva in mente altro) abbinando ad ognuna di esse un foglio (elettronico per praticità) su cui sono, e saranno, riportate le attività basilari svolte, un esempio lo trovate nell’immagine qui sotto (rapprersentando la situazione iniziale c’è ben poco di scritto, si riempirà col tempo); per chi fosse interessa a questo link è possibile scaricare il foglio “vergine” in pdf.

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Segui il “filo

Come si puo vedere dall’immagine, seguendo le linee colorate, s’intuisce abbastanza agevolmente quale potrà essere la sucessione migliore tra le colture. La tabella si sviluppa verticalmente “per righe”  per cui si puo partire da una riga qualunque scendendo sucessivamente “a cascata” ad esempio dalle leguminose cui seguiranno solanacee o cucurbitacee o brassicaccee a cui, a loro volta, succederanno ortaggi di una delle famiglie della riga sucessiva e così via fino al riposo o sovescio per reiniziare poi dalle leguminose “miglioratrici” del terreno. E’ sicuramente migliorabile ed implementabile ma è comunque un buon punto di partenza.

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