Nuovo ortosconvolto come sarà – parte 1ª – permacultura di base

Vista l’estensione e considerando che la gestione sarà praticamente unipersonale è indispensabile che ortosconvolto 3.0 abbia alla base una buona progettazione,compito non proprio semplice considerando il “non-metodo”  che verrà applicato. L’intento è quello di implementare il più possibile le varie tecniche cercando di ricavarne il meglio da ognuna contenendone i limiti. In considerazione di ciò lo “studio” partirà da alcuni principi di permacultura (non è un errore grammaticale, permacUltura significa anche “abbracciare una visione globale dell’ambiente e delle sue caratteristiche”, una vera e propria “cultura”).

DesignResource - Permaculture Design

permacultura una buona base di partenza

Confesso che i principi di osservazione dell’ambiente, progettazione, realizzazione e coltivazione in armonia con la natura mi affascinano parecchio, considero la permacultura la migliore soluzione ad oggi disponibile per un futuro di agricoltura veramente ecosostenibile, va da se che applicarla integralmente esige parecchio impegno ed ingenti risorse economiche ma è comunque interessante, vi consiglio di leggere di più in merito, potete partire da qui non credo ve ne pentirete.

In un orto di piccole o medie dimensioni, pur essendo possibile, non avrebbe un gran senso seguirne scrupolosamente le indicazioni è comunque possibile “estrapolarne” alcune come l’esposizione ai venti, l’irraggiamento solare, la conformazione del suolo e, per chi può, l’interazione con piccoli animali da cortile. Scarto subito quest’ultima almeno per ora, in un futuro più o meno prossimo potrei tornarci, dipenderà molto dall’evoluzione degli eventi. Prenderò in considerazione gli altri tre che considero “basilari“.

Per prima cosa è necessaria un’attenta osservazione del terreno predestinato (nel mio caso saranno circa 4000 mq. non son pochi, è indispensabile partire col piede giusto altrimenti la gestione sarà decisamente complicata), esposizione ai venti dominanti (nella mia zona la meno importante ma sempre utile), irraggiamento solare nelle varie stagioni (non è indispensabile l’analisi dell’intero diagramma solare, basta sapere dove sorge e tramonta e quali ombre potrebbe proiettare sopratutto nelle stagioni fredde quando è più basso sull’orizzonte), conformazione del suolo (anche se sembra perfettamente pianeggiante ogni appezzamento ha sempre la sua inclinazione e le sue irregolarità, meglio individuarle e cercare di sfruttarle al meglio).

Irraggiamento solare, esposizione venti, conformazione suolo

osservazione e progettazione

Lo scopo dell’osservazione e della progettazione è quello di ottenere i maggiori benefici possibili col minor sforzo possibile rispettando l’ecosistema esistente; è pacifico che qualche errore salterà sicuramente fuori, anche questo fa parte della permacultura, imparare dai “feedback” negativi traendone indicazione in modo che la soluzione porti a maggiori vantaggi.

Tornando a noi… l’irraggiamento solare è il parametro più importante, (se volete fare le cose in grande….  calcolo diagramma solare ) in base al percorso in cielo e alla presenza o meno di ostacoli (ombre) ci darà le prime indicazioni, dove sistemare le aiuole, con quale orientamento e cosa seminarci (ortaggi che richiedono più o meno luce) quindi armiamoci di carta e matita e cominciamo a disegnare la prima bozza del futuro orto, dico bozza perchè difficilmente sarà la versione definitiva, solo l’interazione con gli altri elementi, quali acqua e vento, potrà confermarla o meno (ricordiamo che stiamo cercando di risparmiare energie, sopratutto fisiche).

La conformazione del suolo è determinante per capire che strada prenderà e dove andrà a finire l’acqua piovana (i ristagni idrici non sono molto amati dalle piante a meno che non siano “di palude“). Individuato il “punto di raccolta” principale dove la maggior parte dell’acqua va ad accumularsi si ha la prima occasione di sfruttamento a proprio vantaggio, basta scavare un piccolo stagno e si avrà a disposizione una riserva per i periodi più secchi che, per piccola che sia, risulterà doppiamente utile sia per le irrigazioni che come zona microclimatica a se dove potrebbe anche svilupparsi un ecosistema naturale utile (pensate ad uno stagno popolato da rane e rospi, predatori naturali di lumache, limacce e molti altri insetti parassiti). Nel caso di terreni scoscesi o particolarmente irregolari lo stesso risultato si può ottenere indirizzando le acque tramite piccoli punti di accumulo (in permacultura chiamati “swales“) e canali di drenaggio.

I venti dominanti vanno presi in considerazione per proteggere il nostro orto quando soffiano con forza; risulta utile prevedere delle siepi abbastanza alte e fitte lungo i perimetri maggiormente esposti, le stesse possono anche essere composte da arbusti produttori di piccoli frutti come more, ribes o lamponi, da colture come mais o tapinambour o, ancora, da bambù (da non lasciar crescere e propagare troppo altrimenti colonizza l’intero orto) da cui si possono ricavare i sostegni per pomodori, fagioli, ecc. L’utilizzo di siepi perimetrali è anche utile per contenere “intrusioni” distruttive quali quelle di cinghiali e caprioli (scoraggiano anche “bipedi” diversamente intelligenti). In caso di orti di piccole dimensioni è consigliato utilizzare piante caduche che, perdendo le foglie in inverno col sole basso sull’orizzonte, non proietteranno ombre sulle aiuole.

Direi che, anche se con poche semplici “osservazioni”, abbiamo già parecchio su cui lavorare (ed è solo l’inizio), un po di rilassamento mentale “istruttivo e cognitivo” non potrà che far bene…

Sarà una questione personale ma mi affascina parecchio, è un sogno che per me resterà tale ma la speranza di in una sua diffusione “virale” in “barba” alle mega multinazionali agro-alimentari e agro-chimiche nessuno potrà mai togliermela… mi auguro sinceramente che sia la loro caporetto!

Il diritto di replica a chi la pensa diversamente.

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