Incidenti ed accidenti, malattie comuni

Ogni coltivazione presenta i suoi problemi ricorrenti, in particolare nelle zone a clima primaverile umido, ogni anno si ha a che fare con malattie, per lo più funginee, che regolarmente minacciano le nostre piantine e i futuri agognati raccolti ma sarà proprio così?…

Bordolese

Malattie funginee (le più diffuse)

Alcune malattie si ripresentano immancabilmente anno dopo anno (anche più volte all’anno), basti pensare alla peronospora, chi non la conosce?.La loro comparsa è sempre fonte di preoccupazione ed è in grado di gettare nel “panico” sopratutto chi è alle prime armi (al primo orto).

Quale panacea di tutti i mali la “tradizione” prevede, oserei dire “pretende“, regolari e ripetuti interventi a base di poltiglia bordolese o verderame che dir si voglia (preciso che sono trattamenti consentiti in agricoltura biologica). Mi è capitato di vedere piante, sia “live” che “in rete“, che improvvisamente cambiano colore dalla sera alla mattina, dal verde al “tipico” azzurro dell’ossido di rame, a volte addirittura le piccole piantine ancora nel semenzaio. Sarà del tutto indispensabile oppure non è proprio così?

Al di là del fatto che l’efficacia del verderame è praticamente nulla per alcune di queste malattie, ad esempio l’oidio tipico delle cocurbitacee (su tutti le zucchine) che prevede trattamenti a base di zolfo, vengono spontanee alcune domande.

La prima su tutte è “Ma dopo decenni, secoli, di trattamenti a base degli stessi componenti è possibile che siano ancora del tutto efficaci oppure lo sono solo in minima o minimissima parte? e, conseguentemente, è possibile che le varie specie di spore siano riuscite ad evolversi per resistergli?“; la mia risposta è “si!” in entrambe i casi, è praticamente impossibile che le spore siano state incapaci di sviluppare una sensibile “resistenza” per cui l’efficacia è stata sicuramente ridotta drasticamente nel tempo, allo stesso modo “E’ possibile che le piante coltivate da tempo immemore siano state incapaci di evolversi per resistere agli attacchi?“; certamente che lo hanno fatto, sia naturalmente che attraverso la selezione operata dall’uomo.

A questo punto mi sono chiesto “Perchè dovrei seguire a tutti i costi la tradizione? E’ indispensabile introdurre nell’ambiente materiali potenzialmente inquinanti (metalli pesanti) come il rame con risultati perlomeno di dubbia o limitata efficacia?“; indovinate la risposta….. “no!” ovviamente (la libertà di sperimentare grazie alla mia non-esperienza ritorna sempre prepotentemente); cosa succederà? quali le alternative possibili?

54_13_07_2014_peronospora 04

accorgimenti, prove e verifiche

Primo anno di orto da “novellino“, peronospora e oidio, “panico totale, soluzione : chiedere consiglio agli orticoltori esperti.

Peronospora = vai di verderame (fatto ma dimentico di ripeterlo assiduamente ogni 15 giorni o dopo ogni acquazzone).

Oidio = zolfo (non ce l’ho e, “pigrizia“, non me lo procuro).

Risultato : le piante di zucchine perdono le foglie colpite dall’oidio ma continuano tranquillamente a vegetare e produrre (fin troppo) per tutto il loro ciclo, i pomodori (colpiti duramente) perdono i primi palchi fogliari e alcuni frutti, se non ricordo male anche una o due piante mi hanno “lasciato” ma le altre si sono riprese autonomamente con raccolti abbondanti fino all’inizio dell’autunno; praticamente lo stesso risultato dei vicini che hanno scrupolosamente seguito il “protocollo. Da qui derivano le domande di cui sopra.

Ok, ho le mie idee e la mia testa, come posso evitare di preoccuparmi delle malattie ricorrenti? Semplice… non faccio alcun trattamento e quel che sarà sarà…

Decido di adottare solo alcune semplici precauzioni. Innanzitutto, avendo la fortuna di avere spazio a disposizione, valuto il numero di piante che mi servono, esempio 10, e ne pianto il 50% in più o il doppio (l’ultima ipotesi, il doppio, è decisamente esagerata ma visto che lo spazio c’è…) così se qualcuna deciderà di passar a “miglior vita” non sarà un problema; altro accorgimento, evito di metterle troppo fitte favorendo così l’arieggiamento (in questo la scelta dell’orto pseudo-sinergico aiuta molto) o concentrate in un’unica zona ostacolando la diffusione sia delle malattie che dei parassiti (se c’è più strada da fare gli ci vorrà più tempo per passare da una pianta all’altra).

La prova del nove è l’estate 2014 (se avete letto i post precedenti sapete il perchè), non faccio alcun trattamento, zero assoluto, ne verderame, zolfo o qualunque altro prodotto, la semplice strategia di aumentare il numero di piante e di evitare “assembramenti” funziona magnificamente con un’unico “effetto collaterale“….. troppa roba da raccogliere con conseguenti minacce da parte dell’addetta al raccolto “il prossimo anno metti meno roba se no te la raccogli tu” (minaccia puntualmente ignorata :), anno dopo…. peggio ancora!…).

La conferma definitiva alle mie convinzioni arriva quest’anno con le patate attaccate duramente (a metà luglio tra peronospora e dorifera erano rimasti praticamente solo più gli steli). Medesimo campo di semina, stesse patate da seme (eccedenze del vicino col quale condivido il campo stesso), identica settimana di semina e di raccolto, unica differenza gli interventi, puntuali i suoi, completamente assenti i miei col risultato di non aver riscontrato significative differenze ne nel ciclo vegetativo ne nel raccolto finale, tutto praticamente “in parallelo” (anche le arvicole di turno non hanno fatto differenze, tante ne hanno rosicchiate a lui quante a me).

Patate

in conclusione

La scelta di non effettuare trattamenti non si è rivelata così “drammatica” come molti “profetizzavano“, certamente ha comportato alcune inevitabili “vittime sacrificali” (poche in verità) ma ha avuto i suoi indubbi vantaggi come, ad esempio, il poter raccogliere e mangiare direttamente sul posto ciò che si vuole, quando si vuole senza aspettare i “canonici” giorni di carenza derivanti dall’uso di prodotti che siano essi consentiti o meno in agricoltura biologica. Certamente non è una strada percorribile da tutti, dipende dallo spazio a disposizione e dal doverlo o meno fare come lavoro o come hobby o per passione. La scelta è stata ed è questa, per ora non ho alcun motivo per cambiarla, in futuro? non è detta, non si sa mai...

La tecnica del non-intervento non è quindi da scartare a priori, basta avere fiducia e pazienza, i risultati arriveranno comunque tant’è vero che l’ho “applicata” anche al frutteto, ho dovuto attendere a lungo ma finalmente i risultati cominciano a vedersi anche li.

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