Le origini – parte terza… problemi e soluzioni “creative”

La scelta di intraprendere la strada dell’orto sinergico incontra i primi ostacoli e manifesta i suoi limiti. Le piogge primaverili e l’umida estate 2014 fanno emergere alcune problematiche che, in colture tradizionali, verrebbero contenute abbastanza agevolmente con l’impiego di prodotti più o meno specifici ma questo, si sa, non è il mio modo di essere (di coltivare) per cui mi sono chiesto “dovranno pur esserci delle valide alternative, quali potrebbero essere?” e qui entra in gioco la “creatività” del pensare al di fuori degli schemi.

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Andiamo per ordine…

L’orto sinergico, oltre ad una valenza estetica ineccepibile, ha molti pregi, non è “invasivo“, rispetta la “biodiversità“, non “stressa” il terreno, favorisce il moltiplicarsi dei microrganismi, limita le irrigazioni, tiene sotto controllo le infestanti, ecc. ma, allo stesso tempo, favorisce l’insorgenza di alcune problematiche che in un orto tradizionale sarebbero più marginali.

Il principale problema riscontrato, anche il più distruttivo, riguarda il proliferare incontrastato di quella che è la parassitosi più “devastante” che ogni orticoltore conosce e teme, indovinate un po’ ?…..   lumache e limacce, sono sicuro che la maggioranza di voi l’ha indovinato subito (sicuramente il 90% di  coloro che abitano nel centro-nord Italia che sanno benissimo cosa significhi).

La pacciamatura con la paglia, pur essendo bellissima e utile, finisce col creare l’habitat umido ideale per i gasterotopi, a mio avviso questo è il principale limite dell’orto sinergico se poi aggiungete che, oltre alle abbondanti piogge primaverili, l’estate 2014 è stata una delle più umide (bagnate) di sempre si può agevolmente capire la portata dell’infestazione, quasi un’apocalisse sopratutto per le insalate e le giovani piantine (trapianti della sera prima che al mattino successivo scompaiono misteriosamente vanificando settimane di lavoro e cure amorevoli).

Soluzioni “alternative“…

Ok, che si fa? Si ricorre semplicemente ad un lumachicida? Mollo tutto? ( ci sono andato vicino) Oppure esiste un’alternativa?

Accedo nuovamente alla rete che si dimostra subito prodiga di consigli e soluzioni (bicchieri di birra, sale da cucina, caffè spruzzato sulle piante, fili di rame, ecc.) tutte più o meno valide ma non sulla mia stessa lunghezza d’onda; quasi tutti i metodi prevedevano interventi costanti e ripetuti ogni 2/3 giorni mentre io cercavo una soluzione più durevole. Dopo un po’ di riflessioni e studio del modo di vivere e nutrirsi, all’improvviso, un “flash“…. Piuttosto che “eliminarle” sistematicamente (ottima soluzione, valida ma piuttosto impegnativa e “appiccicosa“) perchè non impedirgli di alimentarsi con la mie piantine? del resto piante spontanee, erbacce  varie e prati non mancano, possono andare altrove.

Dopo un po’ di ragionamenti tecnici, di sfruttamento delle competenze lavorative e alcuni test la soluzione prende vita sotto forma di una barriera fisica difficilmente superabile non solo dalle lumache ma, effetto collaterale inatteso, da tutti quei parassiti che si spostano sul terreno o per via aerea (cavolaia, cimici, dorifera, ecc.); la soluzione si rivela efficace e la devastazione cala drasticamente (e pensare che sono stato lì lì per mollare tutto e ritornare al semplice prato).

 

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Gasterotope che punta, senza successo, ad un tenero trapianto

 

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sinergico 2015, un po’ meno rigoglioso

non solo lumache…

Altro limite del metodo sinergico è rappresentato dal basso apporto di azoto che, come si vede nella foto sopra (2015), nel volgere di un solo anno, può far perdere gran parte della rigogliosità iniziale; la pacciamatura con la paglia e le vecchie pianto ormai secche apportano parecchio carbonio ma praticamente niente azoto, a tale carenza non riescono a sopperire neanche le leguminose (fissatrici di azoto a livello radicale) per cui il principio di “non concimare” è da rivedere, un apporto di sostanza organica come letame maturo, compost o stallatico può rendersi necessario sia in fase intermedia (orto a riposo a fine autunno) che al momento dei trapianti. L’esigenza può variare da zona a zona, da terreno a terreno, ma è comunque da tener presente.

Il dover interrare la sostanza organica potrebbe far venir meno anche il principio “nessuna lavorazione del suolo” che, particolarmente in un orto a spirale come il mio, comporterebbe, oltre a parecchio lavoro e fatica, oggettive difficoltà, è tuttavia possibile ovviare a ciò in due semplici modi: spargendo il concime superficialmente in autunno, quando l’orto è a riposo e quindi piuttosto libero coprendo poi il tutto con la pacciamatura così a primavera i bancali saranno pronti ad ospitare i nuovi trapianti, oppure interrandolo in occasione dei trapianti stessi con una leggera zappatura localizzata. Altra possibile motivazione per dover zappare deriva dal tipo di terreno (nella mia zona è particolarmente pesante) che, seppur non sia stato calpestato, puo tendere ad indurirsi troppo con tutte le conseguenze del caso, l’alternativa alla fatica che ciò comporterebbe è di spargere sui bancali un generoso strato di compost o di terriccio ottenendo contemporaneamente altri vantaggi, apporto di sostanze nutrienti e ulteriore barriera contro le infestanti.

Zappatura localizzata
zappatura localizzata
Giorno 2_pacciamato_01
aggiunta di compost o terriccio

le conclusioni…

L’orto sinergico ha un’estetica più che gradevole, limita bene lo sviluppo delle infestanti, non necessita di irrigazioni costanti perchè trattiene naturalmente l’umidità della terra, rispetta l’ecosistema del terreno (microflora e microfauna) e non richiede trattamenti. Il mantenimento “in salute” necessita però di cure quasi quanto un orto tradizionale, presenta alcuni inconvenienti dei quali il principale è fornire un habitat ideale per la proliferazione delle distruttive lumache, contrariamente ad uno dei suoi principi fondamentali le concimazioni saranno molto probabilmente necessarie per apportare parte di quei macroelementi indispensabile allo sviluppo vegetativo (azoto in primis, fosforo e potassio).

A conti fatti l’idea che mi sono fatto è che è adatto a piccole produzioni famigliari, magari integrative di un orto più tradizionale (sempre senza uso della chimica, mi raccomando!, il principio di “nessun uso di prodotti di sintesi” è sacrosanto ed inviolabile), la sua estensione dovrebbe essere limitata a max. 4/5 bancali non scartando a priori la possibilità di doverlo eventualmente “ricollocare” in altro luogo se dopo 3/4 anni dalla sua nascita non si è stabilizzato e si presentano evidenti problemi di fertilità.

I quattro principi fondamentali dell’agricoltura sinergica rimangono validi ma necessitano di una certa “flessibilità” per adattarsi alle singole realtà climatiche e locali; tale necessità di adattamento diviene prerogativa indispensabile quando si decide di ampliare la superficie coltivata e quando, come nel mio caso, ad occuparsene sono solo una o due persone con poco tempo a disposizione, l’uso di mezzi meccanici (es. motozappa) diventa indispensabile per cui la “creatività” deve volgere la propria attenzione verso un compromesso che, per dirla con un famoso detto, “salvi capra e cavoli“.

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